Mario Cresci fotografo, artista, visual designer, ha sperimentato la fusione tra fotografia, disegno, pittura, performance video. Docente universitario, recente il suo libro a cura di Enrico de Pascale “La fotografia: vedere è rivedere”, Motta Editore, che raccoglie un’efficace selezione dei più importanti progetti dell’autore.
Cresci mi accoglie con un sorriso largo, due occhi intensi come il mare e la sua immancabile macchina fotografica. Decidiamo che risulta meno formale fare una bella chiacchierata senza limiti. Tiro fuori il moleskine con gli appunti e subito ha un guizzo, confidando che lo adopera anche lui negli stage. Iniziano le domande di rito, ma lentamente il tempo scorre tra divagazioni, punte di ricordi nel nostro sud, tuffi nel passato fatto di memorie fotografiche e persone che hanno segnato la sua vita. Così trascorriamo oltre un’ora e mezza a dialogare amabilmente io con gli occhi della poesia, lui della fotografia, in un’alchimia che sarà difficile riproporre qui, ma l’intento c’è tutto.
Cosa l’ha colpita del sud e di Corigliano?
Il Sud non è per me un’esperienza nuova, ho vissuto molti anni a Tricarico nel materano, grazie a una persona speciale, un vostro conterraneo Aldo Musacchio.










