Fotografa, reporter e documentarista, Monika Bulaj (Varsavia, 1966) pubblica da diversi anni reportage sui confini estremi delle fedi, sulle minoranze etniche, i popoli nomadi, i migranti, gli intoccabili e i diseredati in Asia, Africa ed Europa. Ha diretto e sceneggiato il film documentario “Figli di Noè” e ha firmato la sceneggiatura di “Romani Rat 2002”, diretto da Maurizio Orlandi e incentrato sullo sterminio dei Rom da parte del regime nazista.
Tra le tante testate giornalistiche italiane e straniere con cui ha collaborato: “Corriere della Sera”, “GEO”, “National Geographic”, “Courrier International”, “La Repubblica”, “D – La Repubblica delle Donne”, “Il Venerdì di Repubblica”, “Io Donna – Corriere della Sera”, “Gazeta Wyborcza”.
Insignita di numerosi riconoscimenti, ha all’attivo anche una costante attività didattica e circa 60 mostre fotografiche tra New York e Il Cairo.
«Il mio obiettivo – ha asserito in occasione della TED Global Fellowship 2011 – è quello di dare voce alle persone silenziose, per mostrare le luci nascoste dietro il sipario del grande gioco, i piccoli mondi ignorati dai media e dai profeti di un conflitto globale».
Attualmente sta portando in diverse città italiane, oltre alla mostra fotografica, lo spettacolo “NUR Appunti afghani”- tratto dal libro “NUR La luce nascosta dell’Afghanistan”, pubblicato da Electa a fine 2013. Recentemente ospitato al Teatro Bibiena per il Festival della Letteratura di Mantova, ha riscosso grande successo.
Sta inoltre lavorando su un nuovo progetto “Le Afriche. Specchi dell’invisibile” e continua la sua ricerca sui confini del monoteismo in Asia, Caucaso, Russia e Medio Oriente.
Il 19 novembre 2014 le è stato consegnato il Premio Nazionale “Nonviolenza” – Ed. 2014, per la prima volta assegnato ad una donna.
Il premio è stato riconosciuto “per la sua attività di fotografa, reporter e documentarista, capace di mettere in luce l’umanità esistente nei confini più nascosti eppure evidenti della terra, di far vedere la guerra attraverso le sue conseguenze, di indagare l’animo dell’Uomo, la sua ansia di religiosità, di tenerezza e di dignità. Monika Bulaj rende visibile l’invisibile, attraverso l’esplorazione dell’animo delle persone, creando con l’immagine, l’unità dell’umano.”
Dicono di lei
….«È una straordinaria esploratrice di confini: quelli veri, quelli che restano nel mondo che si pretende globalizzato e che invece ha spostato le sue frontiere dai bordi al cuore. Monika non viene dalla fotografia, viene dalla parola: filologia, teatro, scrittura, e le sue fotografie lo mostrano. Solo lei forse, una donna, una donna di parola e di parole, poteva attraversare un paese pittoresco come l’Afghanistan (costretto ad essere pittoresco come pittoresca è diventata la guerra) ascoltandone le lingue diverse e represse» Michele Smargiassi, Repubblica
…«Monika Bulaj è una “cercatrice di luce”.. Non le interessano i confini tra culture, ma i luoghi dove proprio l’inconciliabile già da lungo tempo si è mescolato. … Rispetto per lei significa lavorare senza flash, perché cerca la luce, anche quando c’è solo una penombra in cui i contorni si perdono. Così nascono immagini che fanno intuire ancora il movimento.» Christiane Schlotzer, Suddeutsche Zeitung, Munchen
…«ha un ingegno multiforme. Ha la sensibilità per l’alterità dell’antropologa, l’istinto della testimonianza della cronista, il gusto del racconto della scrittrice, la presenza rispettosa e la passione forte e delicata di alcune donne. E un percorso di vita e ricerca espressiva che dalla Polonia l’ha portata in Italia e a girare, soprattutto, in Europa, Medio Oriente e Asia Centrale » Intervista Nikon School – Nital

 

 

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