© Andrea Carbonelli

FAUSTO GIACCONE, nato in Toscana nel 1943, cresce a Palermo dove inizia gli studi di architettura che porterà a termine molti anni dopo a Roma, dove si trasferisce nel 1965. L’anno 1968, con l’inizio della rivolta studentesca, segna la sua scelta di dedicarsi interamente alla fotografia. Sono di quell’anno i reportage sul terremoto del Belice, della rivolta studentesca a Roma, dei gruppi di feddayin palestinesi del FPLP in Giordania, delle proteste popolari in Sardegna. Da allora ha vissto sempre come fotografo indipendente dedicandosi soprattutto al reportage sociale e di viaggio. Le sue prime collaborazioni sono con testate politiche romane, come L’Astrolabio, Vie Nuove, Noi Donne. A quel periodo risalgono molte campagne di documentazione nel Meridione d’Italia: in Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Sardegna. Nella seconda parte degli anni ’70 collabora anche a diversi documentari televisivi, viaggiando in Africa ed in America latina. Agli inizi degli anni ’80 si trasferisce a Milano lavorando sempr ecome free lance con le principali testate italiane. E’ rappresentato dal 1995 dall’agenzia Anzenberger di Vienna. Nel 1987 ha pubblicato il libro “Una Storia portoghese”, sul periodo caldo della “rivoluzione dei garofani”.
Nel 2008 esce “’68 altrove”, catalogo di una mostra sui reportage realizzati nell’anno 1968. Nel 2013 pubblica il libro “Volti di Cavallino Treporti”, frutto di una committeza da parte del comune omonimo della laguna veneta. Nello stesso anno esce “Macondo. Il mondo di Gabriel García Márquez”, frutto di un lungo lavoro nei luoghi della vita e dei romanzi dello scrittore colombiano, compiuto tra il 2006 e il 2010. Su questo tema ha esposto a Corigliano Calabro Fotografia nel 2013.


Il Tempo fermo
La Calabria che ci racconta Fausto Giaccone è un luogo che chi ha meno di 30 anni non ha probabilmente mai conosciuto.
È un luogo in cui la distanza tra le campagne e le città è tangibile in tutte le sua dimensioni: è una distanza fisica, dovuta alle sue strade che si arrampicano, lente e pazienti, senza chiedere sconti alla natura. È una evidente distanza temporale e sociale dovuta, forse, al fatto che la televisione non è ancora un “grande fratello”, ma caso mai un lontano cugino che racconta di luoghi remoti e che non ha completato il suo disegno di omologazione culturale del Paese.
Così in queste immagini il tempo si ferma e racconta i contrasti e le contraddizioni di una regione, interamente circondata dal mare, ma che ha vissuto prevalentemente di agricoltura; di città che crescono impervie e faticose verso l’alto, invece di distendersi dolcemente verso le pianure.
Anche la fotografia di Fausto è “ferma”, sospesa nel tempo. Così lontana dalle “cromature” e dagli effetti della fotografia contemporanea, racconta con naturalezza e gentilezza lo scorrere del tempo e delle strade percorse per conoscere e raccontare persone e luoghi.
Oggi che in molti sostengono che questa generazione di fotografi non conserverà archivi, a causa della fragilità e labilità dei bit e dei pixel, dobbiamo essere grati ad autori come Fausto Giaccone, che per decenni hanno raccolto e conservato, sui loro negativi, tanta preziosa documentazione e tanta memoria.
Maurizio Garofalo

 

 

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  1. […] calabrese · Monika Bulaj, NUR appunti afghani · Matteo Buonomo, Deshepe · Fausto Giaccone, Il tempo fermo · Regina De Luca, La Romeria del Rocio – Tempo Detente · Ilaria Abbiento, Corrispondenze […]

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