Francesco Radino è nato a Bagno a Ripoli (Firenze) nel 1947.
Durante gli studi universitari alla Facoltà di Sociologia di Trento inizia a interessarsi alla fotografia, e in particolare ai reportage sociale. Nel 1970 diventa fotografo professionista e sceglie di operare in vari ambiti, dalla fotografia industriale al design, dall’architettura al paesaggio.
Dal 1976 al 1990 lavora con il Touring Club Italiano con cui pubblica numerosi volumi sull’italia e sull’Europa.

Dal 1984 collabora con l’Azienda Energetica Municipale di Milano, realizzando molte ricerche sui paesaggio industriale contemporaneo.
Ha partecipato a importanti progetti di carattere pubblico di ricerca sui territorio, fra i quali le campagne fotografiche Archivio dello spazio all’interno del Progetto Beni Architettonici e Ambientali della Provincia di Milano, il progetto Osserva.Ter della Regione Lombardia, il progetto European Eyes on Japan e Atlante italiano 2003 per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Da sempre intreccia al lavoro professionale la ricerca artistica e oggi è considerato uno degli autori più influenti nel panorama della fotografia contemporanea in Italia. Partecipe degli sviluppi della fotografia di ricerca sui paesaggio contemporaneo, ha negli anni elaborato un modo libero di esplorare la realtà che oggi va oltre il genere del paesaggio aprendosi a ogni aspetto del mondo, dalla natura ai territori urbanizzati, dalla figura umana agli oggetti, agli animali ai manufatti della storia dell’uomo.
Ha esposto il suo lavoro in numerose gallerie e musei italiani, europei, giapponesi e statunitensi e le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private internazionali.
Come autore ha pubblicato numerosi libri fra i quali:
Italia di Lucania,1981, Modus Videndi, 1989, Morphosis, 1992, Mutazioni, 1994, Inside, 2001

Francesco Radino – Storie di terra e di Mare
Francesco Radino ha impostato in maniera molto semplice il suo approccio con Corigliano, perché almeno negli intenti iniziali avrebbe raccolto solo la dimensione marittima della città, e si sarebbe occupato di un versante prettamente costiero: questo nesso tra il versante interno e quello esterno del territorio, in una ricerca commisionatagli dal Comune per questa seconda edizione del Festival Fotografico. Ma l’autore in questione non è propriamente un uomo semplice, o meglio non lo è la sua struttura linguistica e soprattutto non è semplice l’uso che fa delle immagini fotografiche.
Radino sostiene che la sua passione per la fotografia deriva dalla sua innata capacità di perdersi nell’osservazione del mondo, come pure la sua attitudine a comporre immagini atte ad assumere significati imprecisi e ambigui rientrerebbe nei codici del suo percorso creativo. Difficile dargli torto dopo aver visto il lavoro prodotto per questa mostra, poiché nessuna didascalia riesce a coincidere con l’immagine fotografica realizzata, che è molto, molto di più di quel luogo o di quella cosa o di quella persona.
Un’operazione importante ed impegnativa risolta con successo, immagini cariche di valenze estetiche e di significati, quanto di meglio si può produrre con una pratica creativa che conferma ancora una volta la validità di una pratica metodologica che unisce tutti i possibili valori delle immagini in un unico prodotto artistico. Radino ha molti meriti e questa mostra gli offre un’occasione per aggiungerne altri: alla sua professionalità va certamente quello di essere riuscito a non scartare nulla, mentre alla sua personalità artistica va il merito di aver saputo dire qualcosa di nuovo su to già si pensava di conoscere.

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