Corigliano - Foto di Giorgio Tricarico

Il territorio comunale di Corigliano Calabro è compreso, quasi per intero, nel foglio 230 della carta d’Italia dell’Istituto Geografico Militare (F. 230 – IV – NO ) fuso est.
È esteso per ettari 19.600 dei quali i 4/5 sono terreni pianeggianti ed 1/5 del suo territorio è costituito da colline e zone montagnose. Queste ultime comprendono le propaggini della presila Greca raggiungendo in località Femminamorta la quota più elevata a m. 1723.

La parte Nord-Est sottende l’arco di costa del mare Jonio compreso tra il fiume Crati che ne delimita il confine con quello di Cassano ed il torrente Cino che ne segna il territorio con quello del Comune di Rossano; a seguire i Comuni di Longobucco, Acri, San Giorgio, Vaccarizzo, San Cosmo, San Demetrio Corone, Terranova da Sibari e Spezzano Albanese delimitano i confini da Sud, da Ovest e da Nord.

Il regime delle precipitazioni è caratterizzato da piogge invernali tra novembre e marzo e da un periodo secco da maggio ad ottobre. E’ da notare che, su dati cinquantennali, da ottobre a maggio cadono in media 677 mm di pioggia del totale annuo di 855 mm e quindi al restante semestre aprile-settembre sono da assegnare solo 187 mm, mentre nel trimestre giugno-agosto abbiamo condizioni aride con altezza di pioggia che scendono a 30-40 mm.
La temperatura
(valore medio) è di 16° con rari massimi di 35° nei mesi più caldi mentre d’inverno raramente si scende sotto gli 0°.
Nella parte montana del territorio è frequente la neve, mentre è rara in pianura; da novembre a marzo si verificano brinate e geli di breve durata. Frequenti e persistenti sono le nebbie specie nel mese di maggio.
I venti
dominanti sono quelli di levante che arrivano carichi di umidità dal mare Jonio e quindi anche le precipitazioni più notevoli, incontrando i massicci della Sila e del Pollino, sono costretti a salire di quota con conseguente condensazione in pioggia dell’umidità trasportata. Altri venti impetuosi sono quelli di ponente che di solito sono molto freddi e secchi; è anche frequente la tramontana con rare apparizioni dei venti caldi del Sud che vengono arrestati o mitigati dal massiccio silano.

LE COSTE

La zona costiera coriglianese con i suoi 12 km di spiaggia costituisce la “freccia” di quell’arco naturale che è la Piana di Sibari, alternando luoghi incontaminati a spazi turistico-balneari attrezzati.
La caratteristica di queste spiagge è la presenza, in prossimità della riva, di sabbia e pietrisco di piccole dimensioni alla marina di Schiavonea e di Fabrizio, mentre salendo verso nord, superata la zona del Porto di Corigliano e giungendo ai Salici, questa si presenta soffice, allungandosi dalla pineta sino al mare.

I fondali marini, differenti da zone in zone, presentano un habitat completamente sabbioso e fangoso superata una determinata profondità con una gran quantità di specie animali e vegetali.
Il borgo marinaro della Schiavonea, oggi grosso centro turistico-balneare della Calabria, vanta la più grossa flotta peschereccia, annoverata come la prima della regione, che trova riparo nel grande Porto di Corigliano interamente scavato nella terraferma lungo la linea di costa.

Il Porto di Corigliano nasce nel 1958 ad opera della Cassa per il Mezzogiorno che presenta il progetto della struttura portuale a cui fa seguito, nel 1965, il Piano Regolatore del Porto.
La realizzazione del porto di Corigliano è inserito nel contesto più ampio dei processi di riconversione industriale degli anni ’60-’70.
Attualmente, l’area del Porto si estende con uno specchio d’acqua di 1.206.000 mq racchiuso da due darsene operative e con un’area a terra disponibile di circa 1.500.000 mq. Il bacino di evoluzione, largo circa 500 metri, ha il fondale profondo circa 12 metri. Il Porto, che dispone di strutture e servizi per consentire l’attracco di navi per operazioni commerciali e da pesca.
All’interno dell’area portuale sono ospitati in quattro grandi edifici il Comando dell’Ufficio Circondariale Marittimo della Guardia Costiera, il Comando e gli Uffici della Guardia di Finanza, il Comando e gli Uffici per i Vigili del Fuoco e gli alloggi per i militari.
Poco distante sorge il Mercato Ittico di Schiavonea, un moderno edificio ove si tiene da lunedì a giovedì di ogni settimana, a partire dalle 17, un asta del pescato giornaliero di cui il mercato stesso è mediatore. Il mercato è dotato di riconoscimento CE ed è gestita da una società consortile pubblico-privata denominata Meris.

LA PESCA

La marineria di Corigliano è la più grande della Calabria e tra le più significative dell’intero Mezzogiorno. L’economia complessiva di questo nucleo urbano trova nella pesca la maggiore fonte di reddito, che, tra i pescatori ed attività indotte, coinvolge oltre mille addetti.
La stragrande maggioranza dei pescatori esercita la piccola pesca artigianale a strascico. Storicamente, l’attività più significativa è rappresentata dalla pesca del “novellame” per consumo. A tal proposito i dati forniti dal Ministero delle Politiche Agricole confermano l’importanza della pesca del “novellame” nel litorale ionico cosentino.
La sardella, in particolare, rientra tra le cosiddette “pesche speciali”, che rappresentano attività della piccola pesca artigianale altamente selettiva, esercitata stagionalmente per sessanta giorni lungo il litorale della Sibaritide.
La sardella salata della Sibaritide è inserita nell’Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari.
Questa attività di pesca rappresenta una significativa fonte di integrazione del reddito per molte comunità costiere calabresi, in particolare per la comunità di Schiavonea.

LA NATURA

Passando attraverso il territorio di Corigliano è possibile incontrare una enorme varietà di paesaggi e di vegetazione che si rincorrono, tra il mare e la preSila, in poco meno di 5 km. Da Piano di Caruso a Giustopago è possibile immergersi in boschi e sentieri suggestivi sia per la fitta vegetazione sia per i tanti animali che popolano questi luoghi: ghiri, scoiattoli, cinghiali, mentre dalle cime impervie si può ammirare il volo di un falco.
Scendendo giù, verso valle, in mezzo alla fertile Piana di Sibari attraversata dai tanti corsi d’acqua che ne disegnano una scacchiera naturale, possiamo immergerci nei ricchi “giardini” agrumeti e nei secolari uliveti che dominano le colline intorno al centro storico.

L’idrografia superficiale presenta, dunque, un reticolo denso ed articolato di fiumi e torrenti oltre che una importante rete di canali e collettori di bonifica. Il Crati, il Coscile, il S. Mauro, il Muzzolito, il Galatrella, l’Occhio di Lupo insieme al Leccalardo, il Coriglianeto, il Misofato o Muzzolito, lo Scavolino, il Salice, il Missionante, il Fosso Cannata, il Gennarito e il Cino.
Il Crati è il corso d’acqua che ha il bacino più esteso in Calabria, ben 2.440 kmq, e raggiungendo la costa, grazie anche alle acque del torrente Coscile, si allarga in una foce che è praticamente un piccolo delta, ma soprattutto un vero paradiso naturale al confine tra l’acqua e la terra.

Altro luogo suggestivo è la Riserva Naturale Regionale della Foce del Crati che segna, a Nord, il confine con Cassano allo Jonio.Questa riserva è dotata di due Centri Visitatori e si estende per 400 ha, tutelando una delle zone umide più importanti della Calabria.

In primavera e in autunno nella riserva sostano tutti gli uccelli acquatici europei durante le loro migrazioni da e per l’Africa: si possono osservare “limicoli” come le “pittime reali”, i “corrieri grossi”, i “combattenti” o le “pettegole”, ma anche anatre come le “marzaiole” o i “fischioni”, molti “aldeidi” tra cui aironi cenerini e garzette, e poi gabbiani reali e gabbiani comuni e “sterne”, come il “fraticello” e il “mignattino”. D’inverno nella riserva sostano branchi di “folaghe”, “gallinelle d’acqua”, “tuffetti” e stormi di anatre, come “germani reali”, “codoni”, “moriglioni” e “mestoloni”.

E ancora:

– la Riserva Naturale Regionale Lago di Tarsia: si estende per circa 2 chilometri. La vegetazione presente è costituita in gran parte da lecci, ontani, salici e piante tipiche della macchia mediterranea, ma l’elemento principale che si riscontra nella Riserva è dato dalla lontra, molto rara in Calabria. E’ possibile inoltre osservare i tipici uccelli da palude, come la gallinella d’acqua, il germano reale e gli aironi. La Riserva è di facile raggiungibilità lungo la statale che conduce alla omonima diga direzione Cosenza.

– la Riserva Naturale Statale Trenta Coste: situata nella Sila Greca, è caratterizzata, in gran parte, da una foresta di pino laricio. Anche se in numero ridotto, sono presenti castagni, cerri e faggi. Ha un’estensione di circa 295 ha. Per ciò che riguarda la fauna, numerosi sono gli esemplari di lupo, faina, gatto selvatico, volpe e gli uccelli (poiana, allocco, civetta, beccaccia,etc.).

AGRICOLTURA

Il verde intenso degli ulivi delle colline che fanno da cornice al centro storico di Corigliano ed il suo comprensorio posto al baricentro della più vasta pianura della Calabria hanno sempre avuto un ruolo importante nel settore agricolo.
La sua fertilissima pianura posta tra il fiume Crati ed il Torrente Cino ha consentito nel tempo un’agricoltura non di semplice sussistenza ma di base per la sua economia e per i suoi commerci.
L’olivo è una delle piante arboree coltivate più importanti del mediterraneo. L’olivo coltivato (olea europaea), appartiene alla famiglia delle oleaceae (tribù olineae). Questa specie è suddivisa in due sottospecie: l’olea europaea oleaster (oleastro, ogliastro) e l’olea europaea sativa (olivo coltivato).
L’ulivo, come del resto la vite, cresceva spontaneamente in tutto il bacino del mediterraneo, ma la pianta selvatica e spinosa olea oleaster, ogliastro, dà frutti amari e di piccolissima taglia non commestibili; sono i coloni greci che diffondono l’ulivo nel bacino del mediterraneo occidentale; Strabone ricorda che i centri di produzione più noti sono in Magna Grecia, nella regione di Thurii e di Taranto.

Le specie di agrumi sono tutte originarie dell’India e dell’estremo oriente, regioni nelle quali la loro coltura rimonta a tempi estremamente lontani e pervennero a noi in epoche diverse. Ma è fra l’arancio e l’agricoltore di Corigliano che storicamente c’è sempre stato un amore particolare. Le prime coltivazioni iniziano nella valle dei mulini e nella valle di lecco, riparate dai rigori dei venti di tramontana e ricche d’acqua. Man mano “la valle del pendino” con i Saluzzo prima e successivamente con i Compagna ne è tuttora un esempio.

Sicuramente l’oculata scelta di alcune varietà di agrumi, l’acquisizione di nuove e più approfondite conoscenze tecniche ed agronomiche hanno fatto si che Corigliano potesse assumere un ruolo di riferimento importante fra i comuni produttori di agrumi ed in particolare i produttori di clementine.

Senza dubbio alcuno le clementine di Corigliano, per fortunate condizioni microclimatiche e geologiche sono le migliori attualmente presenti sul mercato nazionale ed estero per precocità, sapidità e produttività. Esse rappresentano, ormai, il 50% dell’intera produzione di agrumi.

La varietà più diffusa è il clementine comune, costantemente apirene (privo di semi), ad elevato contenuto zuccherino, resistente alla devertizzazione e viene utilizzato per qualificare le produzioni di altre zone agrumicole.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Le fonti storiche utilizzate per la realizzazione del presente testo si riferiscono a:
– L. De Luca, Corigliano Medievale (dalle origini alla fine del XII secolo) con una nuova lettura della “Carta Rossanese”. Cosenza 1985.
– L. De Luca (a cura di F. De Luca), Notizie sul Castello di Corigliano Calabro. Corigliano 2000.
– G. Santo, G. Felicetti, L. Petrone, F. Spataro, Il Castello di Corigliano Calabro. Origini e sviluppo di un fortilizio nel meridione. Corigliano 1982
– M. Candido (a cura di), Beni Ambientali Architettonici e Culturali di un Centro Storico Minore del Sud: Corigliano Calabro, Abramo Catanzaro 2002.
– T. Gravina Canadè, Le chiese raccontano, Soveria Mannelli 1995. – AA.VV., Guida Turistica Generale della Comunità Montana Destra Crati, Rubbettino Editore, Catanzaro 1997.
– AA.VV., Per un Atlante della Calabria, Gangemi Editore, Roma 1993.

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