Fotoreporter dal 1990 dopo aver lavorato in altri ambiti della fotografia professionale, ha prodotto storie su Israele, Iraq, Medio Oriente, Rwanda, Kosovo, Sud Sudan, Darfur, Ciad, Ghana, Giappone, Dubai. Ha seguito le elezioni presidenziali in USA nel 2000 e documentato New York dopo l’attentato alle Twin Towers; ha realizzato un reportage sui flussi migratori clandestini dalle frontiere orientali verso la UE e il disastro ambientale causato dal naufragio della petroliera Prestige sulle coste della Galizia. Si è divertito a raccontare la passione degli italiani per il fitness da cui è scaturita una mostra ed un libro dal titolo “Body in Italy”. Ha  pubblicato “Refugees” un lavoro sulla condizione delle popolazioni del Darfur la cui mostra è stata esposta ai musei del Vittoriano a Roma per poi approdare  in diverse altre città d’Italia. Da luglio a settembre del 2009 è stata presentata a Milano presso Forma ( centro internazionale di Fotografia ) ed ospite nell’edizione 2009 di Fotoleggendo. Si è cimentato con la multimedialità   per raccontare la piaga dell’Aids negli slums di Nairobi. Attualmente si sta occupando dei mutamenti nell’area mediorientale/africana.Una selezione  dei suoi lavori sulle rivoluzioni in Egitto e Tunisia è stata ospite il mese scorso al New York Photo Festival  nella multiproiezione  UNDER THE BRIDGE: Projections of a Revolution curata da Elisabeth Biondi ed Enrico Bossan .  Il suo lavoro sulla carestia in Sud Sudan è stato premiato nel World Press Photo 1999.  É’ vice presidente e fondatore di Fotografia&Informazione: associazione nata per lo sviluppo e la diffusione della cultura fotogiornalistica in Italia. Vive a Milano .

MOSTRA

La crisi libica ai confini della Tunisia

Per giorni,  la Tunisia è stata invasa da  lavoratori stranieri in fuga dalla Libia in rivolta: più della meta dei 180.000 stranieri  hanno trovato rifugio dall’altra parte del confine. la maggior parte di essi  erano   lavoratori  provenienti dall’Egitto, dal’ East Asia e dall’Africa sub Sahariana  in cerca di un lavoro ed ora accampati in attesa di tornare a casa: per giorni nei campi improvvisati di Ras Jedir queste persone sono state assistite dalla popolazione tunisina, dalle ong locali, dall’esercito, con uno slancio umanitario che lo staff delle Nazioni Unite non ha esitato a definire   “senza precedenti “

 

 

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