Mario Iaquinta
È nato e vive a San Giovanni in Fiore (Cs).

I primi contatti con la fotografia risalgono alla seconda metà degli anni settanta, grazie ad una vecchia camera oscura regalatagli da un amico. La magia della stampa lo porta ad estendere l’interesse verso la ripresa fotografica, puntando l’obiettivo principalmente sul territorio dove vive. Successivamente allarga la passione fotografica occupandosi di ricerca e di recupero di fotografi calabresi d’epoca.

Dal 1983 è Socio F.I.A.F. (Federazione Italiana Associazioni Fotografie), di cui è stato dal 1984 al 1987 delegato per la provincia di Cosenza. Ha partecipato a collettive ed a numerosi concorsi fotografici ottenendo molti premi tra i quali, nel 1980, la medaglia d’argento posta in palio dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini al concorso fotografico “Calabria da Salvare”. In occasione del 59° Congresso Nazionale F.I.A.F. 2007, svoltosi a Civitavecchia (Roma), è stato insignito dell’onorificenza A.F.I. (Artista della Fotografia Italiana), in riconoscimento dei meriti artistici ed espressivi. Con la Mostra “I Segni dell’uomo – Erano Case”, presente in questa sede, nel 2010 è stato proclamato primo Autore dell’Anno F.I.A.F. Calabria. Diversi suoi progetti sono diventati pubblicazioni e sue fotografie e servizi fotografici sono apparsi  su libri, riviste e giornali, sia carattere regionale che nazionale.

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La Mostra

“ I Segni dell’uomo – Erano Case”

… L’autore ci rivela non solo un mondo vivo e meraviglioso ma esprime anche tematiche più interiori attraverso i tagli selettivi per selezionare e assemblare le immagini come lembi di una nuova materia, trasformandola in un’opera creativa fatta di astrazioni e simbolismi come se operasse sulla tela di un pittore. Un non facile sforzo creativo che richiede abili doti di adattamento grafico, coerenza formale fra i soggetti prescelti, attraverso una fase di studio preparatorio. Erano case, rappresenta un momento significativo nella sua esperienza artistica, non solo per l’originalità formale delle sue opere, ma anche per il palese intento di offrirci una diversa visione della fotografia. Egli è un abile fotografo-artigiano che sa comporre le sue tessere in uno stupefacente mosaico fotografico per esaltare le affinità, i contrasti di forme e di colori. La “fotografia”, semplicemente intesa come soggetto tecnologico, assume importanza in questo lavoro non tanto per “cosa” è in grado di dire quanto per “come” lo dice: la riproducibilità tecnica, in questo caso, lascia il passo alla libera interpretazione del soggetto, da parte dell’artefice, che diventa “altro”, rivelandosi gradevole elargitrice di rare e sincere sensazioni emotive”… .

Giancarlo Torresani


… La cura attenta della rappresentazione di questa esperienza, vissuta paradossalmente tra una cucina ed un soggiorno vuoti e silenziosi (?) o tra una scala ed un corridoio silenziosi e vuoti (?), frena la sorpresa del suo occhio cosicché solo il suggestivo accostamento dei superstiti oggetti o dei segni sulle pareti, mirabilmente ricondotti in cifra pittorica, consente al racconto di procedere tra suggestioni ed incantamenti ed, alla fine, stabilire una gerarchia di significati tra le misteriose presenze dentro le case ed i segni raccolti dal suo scatto. Intanto, noi che leggiamo le immagini, stiamo ormai dietro ai  passi visivi del fotografo, accanto al suo peregrinare… .

Pippo Pappalardo

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