Patrizia Bonanzinga - ph Patrick Zachmann

Patrizia Bonanzinga - ph Patrick Zachmann

Patrizia Bonanzinga nasce sotto il segno del toro a Bolzano nell’aprile del 1954, ma le sue origini sono siciliane. La sua vita è caratterizzata da un costante nomadismo, prima con la famiglia d’origine, vivendo in diverse città italiane, poi all’estero dove ha vissuto in numerosi Paesi dai quali ha tratto molte ispirazioni. La sua passione per la fotografia nasce durante il periodo universitario. Alla fine degli anni ‘70 si laurea in Matematica con una tesi originale sui paradossi logici. Acquisisce un metodo che non ha mai più abbandonato. Dopo un primo periodo all’estero (Messico e Algeria) nel 1984 inizia a lavorare nel settore della ricerca sulle Telecomunicazioni, alla Fondazione Ugo Bordoni di Roma. Si occupa di innovazione tecnologica e studia la sua evoluzione tramite la costruzione di modelli matematici utili a descrivere gli scenari del futuro.
Con la sua famiglia, vive negli Stati Uniti dove nasce Lorenzo (1985-86). Rientrano a Roma, ma dopo poco ripartono per Parigi. Nel 1995 si trasferiscono a Pechino dove decide di dedicarsi esclusivamente alla fotografia. In quel periodo lavora a diversi progetti legati alla Cina che hanno dato luogo ad esposizioni e pubblicazioni su riviste italiane ed estere (Marie Claire – Italia, Class, L’Espresso, DS – Francia, Frigidaire) e varie collaborazioni.
Nel settembre 2004, dopo sette anni di lavoro e ricerche, pubblica il suo primo libro The Road to Coal (Hopefulmonster, Torino, 2004): il progetto si concentra sull’industria del carbone in Cina e sulla vita quotidiana dei cinesi che vivono grazie a questa energia. In seguito pubblica altri tre libri.
Ritrovi (Maschietto, Firenze, 2007), con il fotografo Pietro Mari, raccolta di fotografie panoramiche colore create tramite elaborazioni digitali.
The Other Kids, L’Altra Infanzia, A Outra Infância (UNICRI Torino, Maggio 2009), come supporto al Programma Rafforzamento della Giustizia Minorile in Mozambico. Time Lag (Damiani, Bologna, 2011), un lavoro sul tempo svolto in Mozambico, una riflessione sulla necessità di saper vivere l’esperienza della diversità cercando di integrarla nel nostro modo di pensare; la percezione del tempo non è sempre la stessa, ma varia secondo le percezioni soggettive e culturali.
Le sue fotografie sono state esposte in Italia, negli Stati Uniti, in Cina, in Russia, in Polonia, in Guatemala, in Spagna, in Francia, in Mozambico ed in Belgio e fanno parte di diverse collezioni sia private che pubbliche: Galleria nazionale d’arte moderna (Roma), MAXXI (Roma), House of Photography (Mosca), centro Ricardo Rangel (Maputo). Collabora come giornalista per riviste specializzate e tiene corsi in ambito universitario. In occasione della seconda edizione di FotoGrafia-Festival Internazionale di Roma, 2003, ha curato ha curato tre mostre: Collettività Cinesi, Made in China e Shi Ma?
Il suo lavoro si sviluppa secondo due piani distinti: da una parte costruisce reportage impegnati in territori sensibili, dall’altra si interroga sulla relazione tra fotografia e realtà costruendo dei grandi formati dove le immagini sono tagliate e rimontate esprimendo ancora un’altra realtà. Attualmente vive in Belgio.
(www.patriziabonanzinga.com)


La fotografia è uno degli strumenti più incisivi per scrivere gli infiniti momenti di questa storia perchè registra ecumenicamente tutto e perchè sa ancora raccontare la complessità della realtà: in questo senso il lavoro fotografico di Patrizia Bonanzinga si muove senza tentennamenti. Le relazioni tra le persone, tra queste e il territorio nel quale vivono e muoiono sono la linfa più preziosa per il suo progetto fotografico. E questo soffermarsi sulle relazioni umane nasce anche da una volontà molto precisa: il sottolineare la diversità del vissuto temporale in culture così lontane tra loro, come lo sono l’europea e la mozambicana. Il mezzo usato, la fotografia, rende ben arduo descrivere questo intento. E tuttavia, prevale in questo lavoro la presenza di persone, uomini, donne, vecchi e bambini che sembrano abbandonarsi ad una temporalità socialmente poco strutturata, ma al contrario percepita su un piano soggettivo.
Silvana Turzio Di alcune Costanti: Griglie, Radici, Relazioni estratto da Time Lag – Damiani 2011

 

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