I DOMATORI DEL FUOCO

di Stefano Milazzo

Nazareno e Pasquale, Bruno, Angelo e Cosimo ed ancora Nazareno detto Zeno, come una famiglia di circensi si tramandano da generazioni ormai, li nel circo della natura tra gli alberi di faggio e di larice, i segreti e le arti dei domatori.

In un mondo frenetico dove tutto deve essere prodotto nel più veloce tempo possibile, qui a Serra San Bruno, ancora oggi si produce con un metodo tradizionale, ecologicamente sostenibile e non intensivo, il carbone da legna.

Un paesino di circa 7000 anime, tra le montagne calabresi, dove non ci arrivi per caso e non si è mai di passaggio. Qui tra le alpi del sud, le Serre, all’interno del Parco Naturale Regionale delle Serre, una famiglia, dedica la propria vita, 365 giorni l’anno, ad un incessante confronto con il fuoco. E sì proprio lui, perché non ti puoi prendere il “lusso” di abbandonarlo. Dalle 5 del mattino fino alle 5 del pomeriggio, sono lì, immersi nella natura al riparo dai rumori chiassosi delle città, dove si ascolta soltanto il fruscio degli alberi scandito dal ritmo del lavoro, e da una nuvola che ti avvolge e ti trasporta lontano nel tempo.

Noi facciamo e governiamo gli “scarazzi” ripetono. Sono i carbonai di Serra San Bruno. Fieri del loro sapere per il semplice fatto che, quella del carbonaio è un arte, come lo è quella di un artigiano o di un equilibrista che sa come e quando mettere il piede sul filo teso del tendone. Come loro, Nazareno sa come e quando indirizzare il vento che alimenta il fuoco della carbonaia (lo scarazzo in dialetto calabrese), sa come custodirlo con la terra e sa come fermarlo con le acque. Tutto ciò per trasformare la legna in carbone, un carbone di tipo vegetale che viene principalmente usato in cucina per la cottura dei cibi “dal fuoco al fuoco”.

L’odore forte della combustione dei legni conquista subito l’olfatto e ne predomina le sensazioni, ed è proprio l’odore di quelle nebbie fumose che continua a persistere anche lontano da quei posti, anche per giorni. Come un richiamo primordiale che rammenta luoghi, azioni, lavoro e vite di persone. Molte volte, racconta Nazareno, devono accudire le carbonaie anche di notte, quando le raffiche di vento potrebbero rovinarne il raccolto, la cottura, il che vuol dire anche un danno economico, come una piccola rivincita del fuoco che manda in fumo la legna, la fatica, il sudore ed il denaro, “già! Perché la legna costa maledettamente cara”.

Fin dall’inizio, precisano Nazareno e suo figlio Pasquale, la costruzione della carbonaia deve essere fatta ad arte, dalla piazza (la base su cui si svilupperà la carbonaia) alla canna fumaria (da cui si alimenta il fuoco), dalle quattro spalle (la parte interna della carbonaia) ai più piccoli pezzettini di legno (la parte più esterna della carbonaia), dalla paglia di rivestimento alla copertura con la terra. Si devono rispettare forme, dimensioni e proporzioni. Perfino il legno, nonostante sia tutto dello stesso tipo, se proveniente da più luoghi con differenti terreni, bisogna saperlo mescolare ben bene affinché la cottura ne risulti omogenea.

Ormai da secoli, i circensi domatori del fuoco hanno capito che per averne il controllo è indispensabile conoscere le forze degli altri elementi, dell’aria, dell’acqua e della terra. Angelo ed il figlio Cosimo hanno appena terminato una delle carbonaie, mentre scrutano e valutano le condizioni meteorologiche decidono di rimandare l’accensione dello scarazzo per via del troppo vento che si sta alzando, rimandano; rimandano ad un periodo di più quiete perché lo scarazzo una volta acceso non può essere più spento, deve fare il suo percorso di cottura, ben 15 giorni di cottura ininterrottamente 24 ore su 24.

Angelo e Nazareno sono fortunati, la loro arte verrà tramandata ai loro figli perché, ormai da anni, anche Cosimo e Pasquale hanno scelto questa vita. Come i loro padri l’hanno ricevuta a loro volta dai loro avi, così da tempi antichi (la tecnica delle carbonaie era una lavorazione utilizzata dai Cartaginesi per la produzione del carbone) tramandata solo per dizione ed esperienza senza di nulla scritto, senza manuali del buon carbonaio. Bruno invece è da solo “sono io e la mia forza”. Ha 4 figlie e nessun maschietto, e 4 figlie non potranno mai diventare delle carbonaie. Anche Zeno è solo, il più schivo dei sei, il più riservato.

Attorno a tutte queste vite ruota di contorno un’altra famiglia, gli impresari del circensi, con capo famiglia il signor Bruno, un vero imprenditore che ha saputo, dal nulla, creare una rete di distribuzione del carbone di assoluta necessita, la CarbonSud. Un altro Bruno, perché qui la maggior parte si chiamano Bruno, come il nome del paese, come il nome del Santo, come la Certosa di San Bruno.

Grazie alle capacità di Bruno e la sua famiglia, c’è vera economia intorno a questa millenaria attività. Sono riusciti grazie alla rete di distribuzione che copre tutta la penisola italiana, a creare un indotto economico di notevoli dimensioni dove trovano benefici decine di famiglie. Dai taglialegna di Serra San Bruno, ai Carbonai, fino ai trasportatori della legna e del carbone; la maggior parte degli abitanti di Serra lavora o ha a che fare con questo settore.

Un tempo il carbone era la principale fonte di riscaldamento e di carbonai ce ne erano tanti e la sua produzione è stata un’attività economica importante per parecchie realtà locali d’Italia nei secoli passati fino agli anni ’50 e ’60. Oggi invece, viene usato soltanto per i barbecue estivi o per i forni a legna delle pizzerie. “Carbone di legno di Calabria” titola il sacchetto in vendita, perché ne vanno fieri del loro lavoro, della loro capacità e, soprattutto, del fatto che ancora ad oggi usano una tecnica che rimane immutata nel tempo.

Ognuno lavora nel proprio scarazzo ogni giorno senza frenesia tra il fruscio degli alberi ed i fumi delle carbonaie accese, ciascuno lavora per se, tranne quando la cottura è terminata, allora li tutti insieme, come una squadra, si dividono i compiti per la scarbonatazione. Si chiama così quando iniziano le operazioni di raccolta del carbone. Nazareno e Bruno spalano la terra mentre Angelo e Zeno spengono con secchi d’acqua i focolari ancora accessi. Ognuno di loro, diretti dal “capocomico”, da chi ha realizzato quella carbonaia, collabora alle lavorazioni di scarbonatazione dello scarazzo fino alla raccolta dell’oro nero di un tempo, del carbone da legna.

Fin quando tutto ciò sarà possibile, fino a quando la tradizione non si dissolverà, ci saranno le nuvole di fumo a coprire arti e storie, mestieri e misteri, avvolti da un fascino senza tempo.

Per leggere la biografia di Stefano Milazzo cliccate qui.

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