Tommaso Protti è nato a Mantova nel 1986 e cresciuto a Roma. Ottenuta la laurea in Scienze Politiche presso l’Università Roma Tre, inizia a dedicarsi alla fotografia e si trasferisce a Londra, conseguendo un Master in fotogiornalismo presso il London College of Communication. Dal 2011 porta avanti un progetto a lungo termine sulla regione dell’Anatolia sud-orientale in Turchia e continua il suo percorso di crescita fotografica e professionale. I suoi interessi per le problematiche sociali che caratterizzano il mondo contemporaneo lo portano ad esplorare le complesse tematiche geopolitiche ed ambientali che influenzano la vita quotidiana dei popoli e delle comunità etniche. I suoi lavori sono stati esibiti in Italia, Regno Unito e Croazia. Il suo lavoro “Turkish Blue Gold” è stato premiato in diverse competizioni quali l’International Photography Award (IPA), il Foto8 Summershow e l’Organ Vida International Photography Festival.


Il mastodontico progetto turco GAP, avviato già dalla seconda metà degli anni Settanta, prevede la realizzazione di otto dighe e otto centrali idroelettriche lungo il bacino del Tigri e di 14 dighe e 11 centrali elettriche lungo quello dell’Eufrate. La costruzione degli impianti porterà alla sommersione di intere aree e al dislocamento di migliaia di persone senza che ancora sia stato definito un piano di risarcimento e di compensazione per la perdita delle abitazioni e delle terre coltivate. Gravissima e irrecuperabile sarà l’alterazione degli ecosistemi fluviali e la perdita di millenari patrimoni archeologici. La realizzazione del complesso piano idraulico darà alla Turchia il potere di concedere acqua ai paesi confinanti, determinando nuovi equilibri politici nella regione mesopotamica. Come il petrolio anche l’acqua sta avviandosi ad essere una risorsa naturale messa a servizio più del potere che della vita umana. Sarà soprattutto il popolo curdo a farne le spese: già senza patria, i contadini resteranno senza terra, costretti ad abbandonare i loro villaggi. Il fotogiornalismo è innanzitutto testimonianza capace di svelare eventi spesso oscurati dal pur continuo flusso di notizie poste alla nostra attenzione. E’ un’operazione che unisce alla fotografia un testo descrittivo del tema affrontato: l’unione di due linguaggi produce una conoscenza più approfondita. Il patto che l’autore fa con il suo pubblico è quello della massima onestà intellettuale, in cui la necessità delle scelte e dei tagli di una realtà complessa è vissuta come atto responsabile, destinato a rappresentare gli eventi più che a interpretarli. Non è una generica e impossibile ricerca di obiettività, ma una mediazione tra la corretta informazione e l’inevitabile, ma auspicabile, sentire caratteristico del fotoreporter. Tommaso Protti registra gli ambienti in fase di modificazione, le nuove città, le difficili condizioni di vita e lo stretto legame degli abitanti con la propria terra, stabilendo un’empatia che gli permette di rappresentare la voce di chi non ha potere. Nella raccolta delle tracce del vissuto, nella realizzazione di immagini che creino domande, nell’estremo rispetto del soggetto sta la forza del suo fotogiornalismo: lavorare sulla coscienza e sulla conoscenza per cambiare il mondo.

 

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