Oreste Pipolo nasce a Napoli. Nel cuore della città di Via Carbonara, apre il suo studio fotografico nel 1976. Si specializza nei servizi matrimoniali e diventa ” fotografo di spose ” nel senso più ampio del termine. Riesce a cogliere le esigenze di tutti e a trasfonderle, attraverso il suo stile personalissimo, in immagini che sono diventate un vero e proprio ” genere “. Apprezzato da molti e ambito da tutti, arriva alla consacrazione nel genere delle foto da cerimonia negli anni Ottanta. Viene più volte chiamato a curare seminari specializzati per fotografi desiderosi di arricchire il proprio curriculum professionale.
I suoi seminari diventano una tappa per gli esperti del settore e vengono ritenuti momenti altamente formativi, grazie anche alla vivace comunicativa di Oreste Pipolo, che riesce a trasmettere non solo gli espedienti tecnici, ma anche la giusta dose di inventiva ed intuito. Interprete della fotografia per cerimonie, suscita la curiosità anche di fotografi non vicini al genere : i grandi Ferdinando Scianna e Francesco Paolo Cito lo seguono durante uno dei suoi reportage fotografici incuriositi dal modo personalissimo di interpretare la fotografia per matrimoni, riprendendolo nelle varie fasi del suo lavoro. Menzionato in saggi ed opuscoli tascabili, aprezzato da personaggi come Peppe Alario. Mimmo Iodice e Giancarlo Giannini, ha avuto l’onore di essere il protagonista del documentario “Oreste Pipolo fotografo di matrimoni” del regista Matteo Garrone, dal quale ha attinto Marco Bellocchio per dar vita al suo film “Regista di Matrimonio” con Sergio Castellitto. Con il suo obiettivo ha catturato tre generazioni, viene dalla foto in bianco e nero ed è passato a quella a colori ed ora alla macchina digitale, secondo Pipolo, il computer dà la possibilità a chi è del mestiere di accrescere la qualità della foto ancor di più di quello che si poteva fare in una camera oscura a mano. Ma attenzione altra cosa è il ritocco. Con il sistema analogico la vera anima era la pellicola ora con la digitale è il fotografo. Quest’anno la sua lunga carriera è stata raccontata da Emma D’Aguino per il notiziario Speciale TV7 su Raiuno, descrivendo il suo primo naturale incontro con i matrimoni e le trasformazioni moderne. Editoria Odore di Caffé- 1999 La pianta del caffè è originaria dell’Abissinia? Non è possibile. Gli storici e i botanici hanno preso un abbaglio. Bisogna industriarsi per confutare questa loro pseudo-verità. Si facciano approfondite ricerche nelle viscere di Napoli, nelle sue stratificazioni geologiche. Lì sicuramente si troveranno, allo stato fossile, le tracce dei semi da cui è nata la “nettarea bevanda”, come la definì Giuseppe Parini. Non è campanilismo o per presunzione o per insensatezza, ma appare inverosimile che il caffè non abbia avuto i natali all’ombra del Vesuvio.Il suo ineguagliabile aroma, i riti che precedono e seguono la sua preparazione ed il piacere che ne accompagna la degustazione sono radicati a tal punto nella cultura e nelle tradizioni partenopee che nessuno si sognerebbe di disconoscere questa paternità. Aveva ragione il compianto Domenico Rea: “Il caffè sta al napoletano come l’aria all’uomo”. Napoli a Nozze- 1996 Oreste Pipolo scatta le sue immagini mai macchinalmente anche se è velocissimo nell’attuazione: egli ha sempre presente che ogni scatto è un piccolo miracolo saggistico. Nel bianco e nero mostra una concretezza prensile, quasi un piglio aggressivo, da fotocronista, che però non deve ingannare. Pipolo evita con eleganza quei moduli ipertrofici figurali che sono tipici d’una certa fotografia di costume. Eleva il diapason della tensione emotiva nella presentazione dell’immagine, nella sua configurazione, ma non abusa di < particolari > implicazioni di rapporto percettivo tant’è che, se usa il grandangolare, non lo fa per deformare ma per < includere >. Con il bianco e nero si libera del colore, cioè d’un Troppo che ormai gli pesa avendolo conosciuto, sperimentato, indagato con eccessi di zelo, con disperazione, e dopo aver raggiunto raffinatezze euritmiche in qualche modo esagerate e densità espressive vertiginose pur se addolcite da un’irriducibile serenità mediterranea. La fotografia in bianco e nero non è priva di colori per Pipolo ma lascia che il dispiegarsi sia raccolto ad un livello più segreto, per confrontarsi, nel fondo dell’anima, dove alberga il subconscio, coi colori dell’immaginazione. La Napoli di Eduardo-1995 Il fenomeno più vistoso, con connotazioni finanche iperboliche, del rapporto d’amore fra Napoli e la fotografia è il “servizio matrimoniale”, banco di prova terribile anche per i più esperti. Dopo momenti iniziali d’improvvisazione e di kitsch, oggi la scuola napoletana, uscita dalla quarantena del pregiudizio e grazie ad una decantazione prolungata, si afferma come unica nel “genere”, esporta sé stessa nel resto d’Italia, merita l’attenzione positiva d’un importante settimanale tedesco, fa spettacolo.Anima il fenomeno, a pieno titolo, un nutrito gruppo di veri e propri personaggi che hanno perfezionato una contaminazione fra fotografia, teatro cinema, diventando registi e autori di “messe di scena”. Non un pasticcio linguistico, ma fuga dalla passività, dalla pratica maniacale e monocorde di mera registrazione d’un evento. Dunque nuovi postulati semiologici, nuovi codici di scrittura? No. Il fotografo di matrimoni, timoroso d’essere schiacciato dai valori fin troppo specifici d’una rappresentazione chiusa, ha inventato nuove, originali, traiettorie denotative. In prima linea, fra i fondatori del nuovo, Oreste Pipolo. Napoli Smogking- 1992 Situazione critica, emergenza, città a rischio, sopravvivenza, qualità della vita, piani per l’ambiente, sono tra i raccapriccianti messaggi che stampa, radio e televisione, rilanciano quotidianamente. Quasi un bollettino di guerra. Al centro di questi segnali che sottolineano l’inquietante modo di vivere quotidiano, ci siamo noi, gli uomini di un’Italia che sempre più si allontana dalla definizione di “giardino d’Europa”. Dobbiamo, parodiando un eterno carnevale, vivere con la faccia coperta per evitare i pericoli dello smog? Ed è sufficiente poi una mascherina bianca che sempre più spesso si vede calata sul viso dei cittadini metropolitani? Forse questo disagio, questo malessere, questa paura hanno spinto il fotografo ORESTE PIPOLO ad agitare più del solito il suo obiettivo, catturando della realtà un duplice aspetto: la festa, che da anni va fotografando in tutti i suoi aspetti, e la difesa dello smog che ha preso ad interessarlo.
Sito Web: www.orestepipolo.it

2 Responses so far.

  1. rosa ha detto:

    ho visto un servizio fotografico di oreste pipolo è stupendo io non lo conoscevo e posso dire che non ho mai visto foto cosi belle in tutto la mia vita è il migliore

  2. ENZO ha detto:

    ORESTE ERA IL FOTOGRAFO CHE NEGLI’ANNI 80 PROVVEDEVA ALLE COPERTINE ALBUM DI PATRIZIO (TUTTE LE FOTO DI PATRIZIO ERONO FATTE DA ORESTE PIPOLO) IL CANTANTE NAPOLETANO SCOMPARSO TRAGICAMENTE NELL’84 A NAPOLI QUARTIERE BARRA PER UNA MICIDIALE OVERDOSE.

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