12a EDIZIONE 2014,  mostre 2014

Luciano Monti: India

Fotografa dal 1983. Dal 1995 è presente anche a Treviso dove si occupa di ritratto, matrimonio e fotografia Fine Art. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni e musei in Europa e USA, tra cui: Victoria and Albert Museum (London), Musée de l’Elysée (Losanna), Musee for Fotokunst (Odense – Denmark), Museo Ken Damy (Brescia), European Polaroid Collection (Praga), Italian Polaroid Collection Arcisate (Varese), Galerie d’Essai dotation Photo Service, Paris, Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo. E’ autore di quattro libri in B/N: “Ritratti nobili” (1992); “Paesaggio americano” (1999); “Paesaggio italiano” (2003); “ Viaggio in Libia: I deserti” (2009). Dal 1985 ha vinto numerosi premi, i più importanti sono:
1985 Viareggio Fotografia – Primo premio assoluto; 1990 Pecs (Ungheria) – Migliore Autore all’Internazionale FotoForum; 1992 Campione del Mondo Fiaf per il ritratto; 1992 Arles – Premio Galerie d’Essai; 1992 Premio Kodak come migliore fotografo di ritratto dell’anno; 1994 Premio Città di Prato per il Miglior libro Fotografico dell’anno; 1998 Premio Agfa come migliore fotografo di matrimonio dell’anno; 1998 Arles – Premio Galerie d’Essai con proiezione di immagini durante gli Incontri Internazionali; 1998 Massa Marittima premio per il Migliore Portfolio al Toscana Foto Festival; 2003 Premio Hasselblad Master; 2005 Premio come stampatore dell’anno al concorso internazionale indetto dalla rivista inglese Black and White Photography Magazine; 2005 vincitore del Concorso Internazionale Kentmere Student and Open Award per la migliore stampa in Bianco e Nero promosso dalla Kentmere. Ha lavorato per prestigiosi marchi fra cui: Agfa Italia, Kodak Europa, Hasselblad.


India
Opera Vincitrice Portfolio Italia 2013 – Gran Premio Epson
Esperienza e autorevolezza consentono al nostro Autore di affrancarsi da tanta iconografia sull’India e sulle sue cose (Cartier-Bresson, Bischof, Scianna, Ackermann, Shobha, Raghu Ray, McCurry), e fin qui, troppo celebrata. Opta, quindi, per la semplicità e la chiarezza dell’esposizione che, soprattutto in una sequenza fotografica, non sono pregi o ingredienti che si rinvengono con facilità, e, pertanto, ci rallegriamo quando nella rappresentazione del variegato e caleidoscopico fenomeno “India” – diciamolo pure: fenomeno complesso e difficile – troviamo una logica espositiva e narrativa che, senza rinunciare alla specificità del mezzo fotografico, sintetizza con maestria e intelligenza l’esperienza dell’incontro/confronto con la documentazione di questo mondo. L’India è, ancora, sospesa tra storia e globalizzazione ovvero tra un tempo che appartiene agli usi e alle tradizioni, sempre intessuti di religione e di colore, e un tempo che, invece, appartiene al cosiddetto “futurabile”, fatto di algoritmi che in modo diverso scavano nella natura delle cose, e di hi-tech che sembra contraddire quanto vive lungo il sacro corso dei fiumi. Eppure, la leggerezza del ritmo della sequenza fotografica adottata dal Nostro, e, quindi, la rarefazione apparente dei colori – laddove fare emergere le figure umane e quelle del loro gruppo etnico – e, poi, le selezionate atmosfere d’insieme – laddove incastonare preziosi ritratti, assai lontani dalle seduzioni del turismo promozionale – risolvono questo contrasto, rimandandoci alla vera e antica natura di quei colori, alla tolleranza di quelle convivenze, all’accettazione di quanto ci sta attorno, anche degli sguardi indiscreti. E, a mio avviso, c’entra qualcosa, in questo sapiente incipit, il ricorso al metodo analogico, sia in fase di ripresa sia in quello di stampa, come a riaffermare che la rappresentazione di ogni visione sia sempre il risultato tecnico di un gesto naturalissimo, quello dello sguardo sempre bisognoso di capire il tempo e d’intendere lo spazio e i suoi orizzonti.

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