Claudio Sabatino – ph SIMONA ONGARELLI

Claudio Sabatino è nato a Castellammare di Stabia  nel 1967. Di formazione architetto si dedica alla fotografia occupandosi principalmente della rappresentazione del paesaggio urbano, delle aree di margine e periferiche della città. Durante gli studi viene selezionato per l’edizione di “Napoli Fotocittà- Dintorni dello sguardo”. Nel 1998 vince il premio Savignano Immagine a Forlì  e nel 1999 il premio Marangoni a Firenze. Nel 2006 gli viene conferita una Menzione Speciale al Premio Internazionale Bari Photocamera, Bari. Nel 2003 le sue immagini sono selezionate per il Festival Internazionale di Roma e per IMP di Plovdiv. Ha partecipato ad alcune campagne di indagine fotografica tra cui “Napoli Fotocittà” con l’Istituto Nazionale di Urbanistica (Napoli 1998),  “Campagna Romana” con Stalker (Roma 2006) e “La città Po” con l’ Istituto per i Beni Culturali di Bologna (2007). Ha esposto in numerose mostre personali e collettive:  alla Galleria San Fedele di  Milano (2002), alla Fondazione Ragghianti di Lucca (2007), al Museo dell’Ara Pacis di Roma (2007) e al centro di Cultura Italiana a Tokyo. Il progetto fotografico in mostra ha come tema il rapporto tra la città antica e città diffusa. Insegna Fotografia a Milano.


Nel Bel Paese
Grandi manufatti edilizi ereditati dal passato si affiancano a costruzioni più o meno recenti, reperti archeologici si trovano in mezzo a ponti, strade, palazzi, case. Alcune città appaiono come un magazzino di merci: un insieme caotico di reperti storici ed edifici accumulati nel tempo senza un ordine preciso.
Da Roma, ai Campi Flegrei a nord di Napoli, fino a Pompei, i frammenti  delle architetture antiche sono una vivida testimonianza della ricchezza dei valori artistici che l’architettura classica ci ha tramandato, ma sono anche uno degli esempi di maggiore contraddizione che l’urbanizzazione  del territorio impone  nello sviluppo della città.
Si è molto teorizzato sui modelli di crescita della città diffusa che hanno a che vedere con ragioni urbanistiche, sociali ed economiche. Si può dire che la condizione del degrado del   patrimonio archeologico italiano sia osservabile attraverso la lente della trasformazione urbana, là dove la relazione tra antico e presente lascia poco margine per qualsiasi illusione di  salvaguardia e tutela del territorio.
Come osserva Robert Adams di fronte al degrado del paesaggio americano: “il nostro sconforto di fronte alla bellezza è senza dubbio radicato nel modo in cui abbiamo danneggiato il paesaggio, in quel che si rappresenta come la nostra incapacità di rimediare ai danni e nell’evidenza che pochi di noi possano ancora sperare di possedere un lembo di terra intatto.” Lo sconforto di Adams nasce di fronte all’aspra dialettica tra nuovo ed antico, tra la bellezza della natura incontaminata  e il degrado contemporaneo; sconforto che è anche una sintesi intensa della pressante condizione della realtà urbanistica del territorio italiano, là dove le tracce del nostro passato  faticano sempre di più  a comunicarci la loro storia perché  sommerse da uno sviluppo urbano che le assedia e le svilisce.
A cura di Gigliola Foschi.

 

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